(leggi la prima parte)
LANFRANCO: Or bene, Jago, esponimi qui il tuo cruccio come si conviene a noi perdigiorno che, dimentichi dei parenti e delle laute cene, trascorriamo il tempo a inseguire fosche chimere come se potessimo cavalcarle e infine domarle e far che esse ci conducano dove vogliamo noi.
JAGO: Dici bene, Lanfranco. Le chimere non possono essere cavalcate, e, a volerle domare, esse ci trascinano di qua e di là come schiavi che non sono padroni del proprio corpo né della propria figura, e che si coprono ogni giorno di vergogna mostrando questa penosa condizione a se stessi e agli altri.
LANFRANCO: Eppure, per chi sa di essere schiavo, questo può non essere un’insopportabile vergogna bensì un giusto pudore. Ma ora, su, parla.
JAGO: Ecco, Lanfranco, tu conosci sostenitori di opinioni false?
LANFRANCO: Certamente: sono coloro di cui prima andavamo discorrendo; ma anche io e te lo siamo spesso, come ogni mortale.
JAGO: Ho parlato in un brutto modo, Lanfranco, dunque ti prego di concedermi di nuovo la tua attenzione: conosci tu per caso uomini che pretendono che le loro opinioni siano necessariamente vere? E bada che non parlo degli angoli del triangolo, né della somma dei numeri, bensì di quelle opinioni sul bello, il giusto e il vantaggioso sulle quali gli uomini non sono mai d’accordo.
LANFRANCO: Li conosco, purtroppo, e credo che si tratti di una piaga del falso orgoglio che da sempre è combattuta e per sempre dovrà essere combattuta, gettando chi ne è affetto nella vergogna e purificandolo così dal suo male, che è il credere di sapere ciò che non si sa.
JAGO: È certo una terribile piaga per la città, questa, che affligge anche chi ricopre le più alte cariche.
LANFRANCO: E vale la pena di lottare contro questa piaga, o Jago, ogni volta che ciò sia possibile, e dunque lecito, mostrando a costoro che nutrono un’opinione falsa.
JAGO: E ora dimmi, Lanfranco: come è possibile mostrare a costoro che nutrono un’opinione falsa?
LANFRANCO: O Jago, in effetti quasi nessuno di noi sa cosa siano il bello, il giusto o il vantaggioso; e quando non si sa è probabile che vi siano opinioni discordanti su cose apparentemente diverse che però hanno la medesima radice. Dunque occorre far convenire l’interlocutore su una qualsiasi altra affermazione, risalendo alla radice della quale sia possibile vedere come tale radice sia in contrasto con quella della prima opinione, e come necessariamente non possano essere coltivate entrambe, come invece accadrebbe in colui che dicesse che il cielo è rosso e blu insieme nello stesso punto e nello stesos momento. Mostrando come vi sia contrasto, si mostra come non possa esservi realmente conoscenza.
JAGO: E prova forse vergogna colui che si è esposto a questo pericolo e vi è caduto come un pigro di mente, incapace di rendere conto di se stesso e delle proprie opinioni?
LANFRANCO: Certamente la prova, o Jago, ed è l’aspetto più importante: perché il pudore gli imprimerà l’opinione più vera e importante: che non bisogna credere di sapere ciò che non si sa.
JAGO: Ma affinché provi questo pudore, costui non dovrà forse riconoscere valore alla coerenza? Altrimenti non potrebbe egli sostenere candidamente che la stessa cosa è giusta e ingiusta nello stesso istante e nella stessa parte?
LANFRANCO: E chi, demonico giovane, non riconosce valore alla coerenza nelle cose del mondo?
JAGO: O Lanfranco, nobile amico, in moltissimi ne sarebbero capaci!
LANFRANCO: Parli forse di coloro che affermano la propria libertà di ribaltare il mondo e le cause e gli effetti e come tutte le cose si incastrano tra loro, allo stesso modo che se vi fosse non un solo mondo o anche più mondi diversi soggiacienti alle medesime leggi bensì infiniti mondi completamente avulsi l’uno dall’altro? E non sarebbero questi infiniti mondi avulsi tra loro, anch’essi parte di ciò che esiste, tanto che si potrebbe comunque trovare in essi ugualmente tutte le leggi che governano ciò che esiste?
JAGO: Proprio di questi parlo, o Lanfranco. Ma loro non direbbero di ribaltare il mondo, bensì che il mondo dà loro ragione, pieno com’è di diverse possibilità e idee.
LANFRANCO: Per il dio! E non ti sembra un’assurdità una tale concezione? Non è forse uno il modo in cui sta il mondo, non è forse una la cosa giusta da fare in ogni singola situazione, e dunque opinioni vere solo quelle che vi combaciano come il rivestimento dell’i-pod sull’i-pod? Infatti vedi bene che il rivestimento, pur non essendo esso l’i-pod vero e proprio, permette di capire e manovrare l'i-pod, così come le opinioni vere, pur non essendo esse il mondo, permettono di capire e manovrare il mondo; mentre se tu provassi a rivestire l’i-pod con la custodia del tuo cellulare non potresti fartene nulla.
JAGO: Anche io la vedo su per giù come te, Lanfranco. Ma, per costoro, noi, il mondo, non lo tocchiamo mai con le opinioni, e dunque è meglio credere ciò che fa più piacere.
LANFRANCO: Ma non credono costoro, giovane Jago, che le opinioni seguono le stesse leggi del mondo? E non sta forse qui la forza dei saggi che, pur senza sapere nulla, sanno capire che, quando due opinioni sono in contrasto tra loro, una o entrambe devono essere necessariamente false? E questo sapendo mettono alla prova i sostenitori dell’incoerenza, mostrando loro come hanno idee tra loro contrastanti e facendoli di ciò vergognare sommamente, per il fatto di non essersi adeguatamente presi cura di se stessi?
JAGO: Ma questi tuoi sostenitori dell’incoerenza, o Lanfranco, mi sembrano piuttosto sostenitori della coerenza, pur ignorando ciò di se stessi, se davvero si vergognano come tu dici. E vedi che forse io sto cercando di parlare di altri da loro.
LANFRANCO: E quali altri ancora camminano sulla terra, demonico giovane?
JAGO: Te lo dirò dopo essermi recato prima in bagno e poi al banco e, avendo chiesto un’altra Moretti al nobile locandiere, avrò fatto ritorno qui al tavolo presso di te.
(si alza e va al banco)
(fine seconda parte)
(leggi la terza parte)
