(Leggi la prima e la seconda parte)
LANFRANCO: Stavo qui e meditavo su ciò che avevi appena detto. Allora il dio del Menga deve avermi illuminato, perché credo di aver capito, amico, quelli cui tu ti riferisci.
JAGO: E dillo anche a me, o Lanfranco, dato che io stesso fatico a esprimermi su costoro e su come li vedo.
LANFRANCO: Forse perché non ti poni le domande giuste, o Jago, ma lascia che ci provi io, che, insipiente come sono, andando sempre di gente in gente e cercando le risposte che la mia anima brama, ho sviluppato una certa capacità di porre domande.
JAGO: Affidarmi alle tue domande, o Lanfranco, è forse l’unico modo di fornire a me stesso delle risposte. Dunque procedi, amico mio: sono nelle tue mani.
LANFRANCO: Ascoltami allora, e rispondi a questo: quando affermi che chi tenta di argomentare a favore dell’incoerenza è un difensore della coerenza, intendi con ciò dire che si tratta di una persona coerente?.
JAGO: Io non direi, o Lanfranco, che sia necessariamente così. Un difensore della democrazia e dell’ambiente, infatti, può essere tale solo a parole, e poi fare scempio delle opinioni dei cittadini e della città stessa.
LANFRANCO: Dunque, in relazione a costui, non stiamo parlando di coerenza, ma di difesa della coerenza, ovverossia di retorica, come quella che pervade i discorsi dei politici in comune o sulle pagine dei quotidiani.
JAGO: Proprio a ciò io pensavo, Lanfranco.
LANFRANCO: Ora dobbiamo vedere come sia possibile che un difensore dell’incoerenza sia insieme un difensore della coerenza. Ma forse mi viene in mente qualche cosa. Non ti sembra infatti massimamente incoerente che un difensore dell’incoerenza si senta in dovere di fornire una dottrina o una qualunque giustificazione per il suo comportamento incoerente?
JAGO: Lo è, Lanfranco, senza dubbio. Ma ora che la metti così mi sfugge tutto, e non ricordo più dove fosse, in costoro, la coerenza di cui andavo discorrendo, mentre costui mi sembra massimamente un incoerente.
LANFRANCO: E c’è il rischio che lo sia, ma tu non stavi cercando in lui la persona coerente, bens^ la persona che difende l’incoerenza. O sbaglio?
JAGO: Senza alcun dubbio.
LANFRANCO: Ebbene, il nostro uomo che difende con l’argomentazione la sua libertà di essere incoerente, non pretenderebbe così che il suo comportamento fosse preso per coerente con la sua dottrina? E in questo non difenderebbe forse la coerenza come qualcosa da tenere in gran conto?
JAGO: E come no?
LANFRANCO: E questa poi, caro Jago, è solo la sua difesa della coerenza più appariscente. È un’altra quella che interessa noi ora.
JAGO: Per il dio, Lanfranco, mi sembrava proprio questa, e non un’altra ancora, la difesa della coerenza che ti volevo nominare.
LANFRANCO: Eppure io avrei giurato che tu avessi in mente un’altra difesa della coerenza, e senti bene se non è quella che ora dico e usami come un diario in cui si appuntano note per non dimenticare le tante cose che è difficile ritenere in mente assieme. Vedi bene infatti che la Moretti è santa e buona cosa ma ti fa dimenticare i discorsi che tu stesso vuoi fare. Guardiamo un poco cosa può essere quest’altra difesa della coerenza.
JAGO: Non ne vedo altre oltre a questa che hai appena detta. Ti prego, non lasciarmi sulle spine.
LANFRANCO: Ma demonico giovane, non sono certo io che do risposte qui; infatti come vedi mi limito a porre domande. Ma tu rispondi a questa: non ti sembra che in essi vi sia anche quest’altra difesa della coerenza, e cioè l’argomentazione stessa?
JAGO: Ma Lanfranco, non è quello che abbiamo appena detto? Il difensore dell’incoerenza è difensore della coerenza perché cerca di argomentare la scelta per la pratica dell’incoerenza.
LANFRANCO: Fai attenzione, perché io credo che tu al principio volessi dirmi un’altra cosa, e cioè che tale persona non fosse difensore della coerenza, pur senza saperlo, in quanto cerca di argomentare a giustificazione del proprio comportamento, bensì perché cerca di argomentare e basta. Sbaglio?
JAGO: È vero! Hai ragione, Lanfranco. Ora ricordo che io trovavo proprio in questo argomentare una forma di difesa della coerenza, perché un buon argomento sembra debba essere coerente in sé, senza riferimento alle azioni esterne, come quando compiamo le operazioni della matematica, indipendentemente che lo facciamo per misurare la cifra utile a pagare al buon barista ciò che gli dobbiamo, o se al contrario le facciamo per puro diletto.
LANFRANCO: Bene, amico mio, vedo che ti sono stato di un qualche aiuto.
JAGO: Non avevo dubbi su questo, saggio Lanfranco.
LANFRANCO: Ora corri a casa a cenare, affinché la moretti smetta di annebbiarti. Riprenderemo questa discussione dopo cena e mi dirai allora quali sono gli incoerenti ancora più incoerenti di costoro di cui andavamo parlando, i quali, come tu mi hai spiegato, riconoscono valore, pur senza rendersene conto, almeno a due forme di coerenza. (si alzano ed escono dal Circolo Mengaroni)
(fine terza parte)
(leggi la quarta parte)
